(Da storiedieccellenza.it)

L’immagine classica di una strada moderna è quella di una lingua d’asfalto inerte, un nastro grigio che subisce passivamente il peso dei veicoli, dissipando calore e vibrazioni a ogni frenata. Se osserviamo il traffico cittadino con gli occhi di un fisico, quello a cui assistiamo è uno spreco colossale di forza cinetica che svanisce nell’aria senza lasciare traccia. Eppure, proprio in quel momento esatto in cui un’auto rallenta prima di un incrocio o di una striscia pedonale, si nasconde un potenziale energetico rimasto finora inesplorato.

Il team di sviluppo che ha dato vita ad AirWave ha deciso di partire proprio da qui, ribaltando il concetto stesso di infrastruttura stradale. Non più un elemento passivo, ma un asset attivo capace di dialogare con il movimento. Ma come è nata l’idea? A spiegarlo è il team tecnico di AirWave, che abbiamo intervistato: “AirWave nasce dall’esigenza di trasformare un’azione inevitabile — il rallentamento dei veicoli — in un’opportunità energetica concreta. L’idea prende forma osservando le difficoltà quotidiane della Pubblica Amministrazione, spesso costretta ad adottare soluzioni costose, poco efficienti e con manutenzioni frequenti”.

Il superamento dell’ostacolo rigido

Per decenni, la risposta alla sicurezza stradale è stata il dosso artificiale tradizionale. Apparso in massa negli anni ’90, questo dispositivo si basava su una logica punitiva: una barriera rigida che scuote l’auto indipendentemente dalla velocità, causando carichi dinamici elevati su sospensioni e telaio. Il team tecnico sottolinea quanto questo approccio sia ormai fuori tempo massimo. I vecchi dossi non solo logorano i mezzi, ma risultano spesso inefficaci nei casi critici, poiché un salto secco non garantisce affatto che un guidatore distratto riesca a fermarsi in tempo davanti a un pedone.

Molti rallentatori risultano sgradevoli per gli automobilisti, inefficaci per la sicurezza e, soprattutto, inutili nei casi critici”, evidenziano i tecnici durante l’intervista. Al contrario, il sistema a risposta adattiva permette di modulare la resistenza: a velocità di codice il modulo quasi scompare sotto le ruote, mentre diventa progressivamente più rigido solo se si preme troppo sull’acceleratore.

“AirWave funziona in modo completamente diverso: alla velocità consentita non arreca alcun fastidio, mentre interviene in modo progressivo e controllato solo in caso di superamento della velocità imposta in quel tratto. Parallelamente, abbiamo osservato quanto traffico urbano e industriale disperda energia ogni giorno. Da qui la visione: creare un rallentatore intelligente capace di convertire l’energia cinetica in energia elettrica, senza modificare le abitudini degli utenti e integrandosi facilmente nelle infrastrutture esistenti. L’obiettivo è semplice e potente: produrre energia pulita dove il traffico è già presente, riducendo sprechi e contribuendo alla transizione energetica”.

Il cuore di AirWave

Entrando nei dettagli della progettazione, c’è un elemento che rende questa soluzione unica nel panorama mondiale dell’energy harvesting: la totale assenza di organi meccanici in movimento. Mentre altri sistemi sperimentali del passato si sono arenati davanti alla fragilità di ingranaggi, molle e cuscinetti — soggetti a usura precoce sotto le tonnellate dei mezzi pesanti — questo dispositivo punta sulla semplicità della pneumatica.

“Il brevetto si fonda su una camera d’aria ad alta resistenza, progettata con geometrie specifiche per garantire una deformazione controllata senza collassi strutturali”, spiega il team. Il funzionamento è lineare: il passaggio del veicolo comprime la camera d’aria, l’aria compressa viene accumulata e poi convertita in energia elettrica attraverso un sistema meccatronico ad alto rendimento. L’eliminazione di componenti rotanti o soggetti a frizione meccanica è una strategia di sopravvivenza infrastrutturale che garantisce una stabilità operativa dopo migliaia di cicli giornalieri.

L’eredità di Exelva

La solidità del progetto non è casuale. Deriva direttamente dal know-how di Exelva, realtà già nota per la realizzazione di impianti fotovoltaici ed eolici di alta qualità. Progettare per l’energia rinnovabile significa ragionare su scale temporali di decenni, non di mesi. “L’esperienza decennale nel settore delle energie rinnovabili è stata essenziale”, confermano dal team, “siamo abituati a progettare impianti che devono funzionare per decenni con standard elevatissimi. Questo approccio è stato applicato integralmente: utilizziamo materiali certificati, progettazione elettrica basata su standard industriali e un controllo elettronico stabile”.

Questa cura si traduce in quella che il team definisce una “qualità superiore alla norma”. AirWave introduce test meccanici ciclici molto più severi dei requisiti minimi e l’uso di materiali elastomerici di derivazione industriale. “È un metodo ingegneristico, non uno slogan: il risultato è un dispositivo affidabile, robusto e duraturo, pensato per funzionare h24 in condizioni di forte stress”.

Il valore per la Smart City e la Pubblica Amministrazione

Le prestazioni energetiche, sebbene centrali, sono solo una parte della proposta. Ciò che sembra attirare maggiormente l’interesse dei Comuni è la capacità del sistema di rispondere a esigenze diverse con un’unica installazione. Un esempio concreto è il passaggio dei mezzi di soccorso: grazie alla sua natura pneumatica, il dosso può rimanere “a filo asfalto” quando viene attraversato in emergenza, evitando quei sobbalzi che possono essere fatali per chi si trova all’interno di un’ambulanza.

“La Pubblica Amministrazione vede in AirWave una soluzione che risolve più esigenze contemporaneamente: sicurezza stradale, assenza di manutenzioni onerose e produzione di energia locale immediata”, spiegano gli esperti. In un’ottica di città intelligente, disporre di una fonte energetica costante e non intermittente — a differenza di sole e vento, il traffico urbano ha picchi prevedibili e costanti — permette di alimentare sensori IoT, telecamere di sorveglianza e illuminazione pubblica senza dover scavare chilometri di nuove linee elettriche.

Orizzonti applicativi e mercati strategici

Il design modulare apre le porte a contesti che vanno ben oltre la semplice strada residenziale. I poli logistici, dove i bilici generano una forza d’impatto enorme, rappresentano miniere d’oro per la produzione energetica. Lo stesso vale per i parcheggi dei grandi centri commerciali o gli scali aeroportuali, dove il flusso veicolare è ciclico e ripetitivo. “Ovunque vi sia traffico ripetitivo, il sistema può trasformarlo in energia”, ribadisce il team di sviluppo.

La visione a lungo termine è quella di un’infrastruttura energeticamente attiva, dove la strada smette di essere un costo per diventare un asset produttivo. “Immaginiamo città in cui le infrastrutture non solo regolano la mobilità, ma producono energia. AirWave è un primo passo verso un modello di micro-produzione diffusa”.

La ricerca di partner per il salto industriale

Nonostante la maturità tecnologica sia ormai un dato di fatto, il progetto si trova ora davanti alla sfida della scalabilità. I brevetti sono pronti, i test hanno dato esiti certi e l’interesse del mercato è palpabile. Il prossimo passo è la produzione su larga scala. “Il partner ideale è un soggetto che unisca visionedeterminazione competenze produttive nella vulcanizzazione della gomma o nella pneumatica”, dichiarano dal team, sottolineando come si stia cercando non solo un investitore, ma un partner industriale capace di condividere una visione pionieristica.

Oggi più che mai, l’innovazione dimostra che la soluzione potrebbe essere letteralmente sotto le nostre ruote. La tecnologia tedesca nei processi produttivi e l’ingegno italiano nella progettazione hanno creato un sistema che non chiede di cambiare le nostre abitudini di guida, ma solo di smettere di sprecare ciò che già produciamo muovendoci.

La domanda che resta sul tavolo, alla fine di questo percorso tecnico e umano, non riguarda l’efficacia della tecnologia, ampiamente validata dai test. La vera sfida riguarda la velocità con cui le nostre città sapranno accogliere questo cambiamento. La strada giusta è tracciata e, per la prima volta, sembra essere in grado di auto-alimentarsi. Come ama ripetere il team di Exelva, il futuro della produzione energetica è finalmente arrivato: ed è “On The Road“.

Articolo originale: https://storiedieccellenza.it/airwave-il-rallentatore-stradale-a-generazione-energetica-lintervista-al-team-di-sviluppo/